sabato 16 aprile 2011

Ciao Vittorio


In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. (Giovanni 12,24)

Di fronte alla morte tutto perde di significato. Le mie stesse parole, mentre scorrono farraginosamente sullo schermo del computer, appaiono vane, inutili, intempestive. L’unica cosa che rimane, di fronte al nulla eterno, è il ricordo. Il ricordo può placare il dolore, specialmente se accompagnato dalla consapevolezza che nel mondo esistono tante persone disposte a sacrificare la loro stessa esistenza per aiutare gli altri. Senza doppi fini, senza ritorno economico, senza interessi personali. Persone come Vittorio.

Sulla morte di Vittorio Arrigoni sono state fatte illazioni e strumentalizzazioni. Qualcuno - tra le migliaia di commenti apparsi nelle ultime ore sul web - è persino arrivato ad affermare che semplicemente Vittorio non avrebbe dovuto trovarsi nella Striscia di Gaza, che in fondo se l’era cercata. Sterili polemiche. Di fronte a tanto cinismo, non possiamo non essere tutti investiti di un ingrato compito: combattere la superficialità e la presunzione di chi è talmente accecato dalle proprie convinzioni da non saper distinguere la nobiltà d’animo dei volontari di Gaza e della Cisgiordania - che lottano per recare sollievo ad una popolazione sfiancata dall’occupazione israeliana - dalle bieche manovre politiche di chi agisce soltanto per ottenere qualcosa in cambio. Dobbiamo anche combattere l’oblio, forse un nemico ancor più pericoloso della disinformazione. Ricordare Vittorio Arrigoni, ma soprattutto batterci per la causa palestinese. E’ quello che avrebbe voluto.

I morti sono morti e basta. I tentativi di martirizzazione, come sappiamo, lasciano il tempo che trovano. Un unico rammarico, ho un pensiero che da ieri non riesco a togliermi dalla testa. Quanti conoscevano le attività umanitarie di Vittorio e degli altri pacifisti che operano nei territori occupati prima della sua morte? Se mai questa breve accozzaglia di periodi sconclusionati potrà mai emendarmi da una colpa imperdonabile, quella di essermi ricordato di lui soltanto quando purtroppo era già andato via da questo mondo, spero almeno che le mie parole possano essere lette e condivise da altre persone in futuro. Se riuscissi a coinvolgere anche un solo lettore, il mio scopo potrebbe dirsi realizzato.

Onore a Vittorio, lo dico di cuore. Ha avuto il coraggio di fare quello in cui credeva, anche se questo comportava mettere a rischio la propria vita. Io credo nelle stesse cose, ma che cosa ho per dimostrarlo? Mi trovo a casa mia, seduto comodamente dietro ad uno schermo, a picchiettare freneticamente le dita su una tastiera impolverata.

La sera, prima di andare a dormire, proviamo a dedicare qualche attimo del nostro tempo a ricordare Vittorio. A dedicare un pensiero alle tante altre persone che, come lui, si battono tutti i giorni contro le ingiustizie di questo sporco mondo. Non aspettiamo la morte per ricordarci della loro esistenza. Come amava ripetere Vittorio, restiamo umani.

Alessio Lannutti

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