venerdì 28 ottobre 2011

Ciao "Super Sic", campione di umanità


Ai giorni nostri siamo abituati a dipingere la realtà che ci circonda attraverso degli stereotipi. E’ la società moderna, con i suoi stili di vita frenetici e la sua assurda tendenza alla semplificazione, che ce lo impone. In questo modo, un atleta professionista viene considerato dall’opinione pubblica alla stregua di un entità sovrumana, un superuomo distante anni luce dagli altri comuni mortali.

Certi sportivi, nell’immaginario collettivo, si è portati a rappresentarli così. Spocchiosi con il prossimo, un po’ megalomani, sempre con la puzza sotto il naso, in qualche caso nevrastenici. In parole povere, delle vere e proprie primedonne.

Nella maggior parte dei casi, una rappresentazione di questo tipo potrebbe fornire un profilo abbastanza rispondente a verità del campione sportivo medio. La descrizione appena fatta, è indubbio, calza a pennello per molte stelle dello sport che invadono le prime pagine delle riviste di settore.

Eppure, fortunatamente, esistono piacevolissime eccezioni. Tra i tanti assi che popolano l’olimpo delle competizioni sportive possiamo ancora trovare persone normalissime, talmente lineari da riuscire a confondersi in mezzo alla gente ordinaria con assoluta naturalezza. Marco Simoncelli ne era l’esempio emblematico. Bastava osservarlo, in pista, ai box o nei quadretti di vita quotidiana che spesso regalava ai telespettatori del motomondiale, per comprendere un’importante lezione: a generalizzare si sbaglia sempre.

Considerare un atleta esclusivamente per le sue doti sportive, facendo passare le qualità umane in secondo piano, è un altro grave errore. Molti fan pensano di sapere tutto dei propri beniamini limitandosi ad un'attenta analisi delle loro prestazioni, quando in realtà, così facendo, si fermano soltanto all’apparenza. Non bisogna mai dimenticare che anche i campioni dello sport sono esseri umani come tutti gli altri. Così, può anche accadere che la stella di una determinata disciplina sportiva sia soprattutto una persona semplice, cordiale, alla mano, nella vita di tutti i giorni.  

Domenica 23 ottobre 2011 il destino ha portato via da questo mondo il nostro “Sic”, che adesso continuerà la sua corsa chissà dove. Dovrei parlare dei fatti, del terribile incidente di Sepang, di quella scivolata che ha strappato un ragazzo di 24 anni all’affetto dei suoi cari, eppure non lo farò. Preferisco ricordare chi era Marco Simoncelli, in pista e fuori. Il motociclismo, come gli altri sport motoristici, presenta e presenterà sempre dei rischi. Appena un anno fa, a Misano, moriva il giapponese Shoya Tomizawa. Pochi giorni prima del Gran Premio della Malesia, il britannico Dan Wheldon ha perso la vita a Las Vegas durante una corsa di IndyCar. Questi episodi dimostrano lapidariamente che il pericolo fa parte del mestiere di pilota.
 
Se Valentino Rossi, per rimanere in tema di due ruote, è stato ed è tuttora un campione popolare, capace di mettere d’accordo milioni di italiani, Marco Simoncelli, con la sua naturalezza, veracità e simpatia, ci aveva conquistati tutti. “Sic” incarna il classico esempio del ragazzo della porta accanto che ce l’ha fatta a realizzarsi nella vita. Per questo ci mancherà. Nel suo sguardo c’era tutta l’umiltà di chi, nell’inseguire un sogno, era riuscito a raggiungerlo e persino a superarlo, senza mai perdere il contatto con la realtà. Il talento di Marco, infatti, era eguagliato soltanto dalla sua incredibile umanità.

Simoncelli, che ha rappresentato una ventata di freschezza nel circus del motomondiale, è un modello da seguire per tutti i giovani, l’esatto opposto degli atleti stereotipati, intrattabili e pieni di sé, ai quali la televisione ci ha ormai abituati da tempo. Avulso da fenomeni di divismo, era un ragazzo genuino, vero, sincero. Un campione del popolo, forse proprio perché tutti potevano immedesimarsi in lui.

Se in queste ore l'Italia intera si ritrova a piangere la scomparsa del giovane centauro emiliano il motivo è semplice. Non era necessario trovarsi di fronte a Marco, faccia a faccia, per conoscerlo veramente. Era sufficiente guardare i suoi occhi, ascoltare le sue parole, anche attraverso uno schermo televisivo posizionato a migliaia di chilometri di distanza, per capire davvero chi fosse. La sua umanità si percepiva dalle piccole cose, dai comportamenti di tutti i giorni, dai suoi sorrisi.

L’atmosfera distesa e composta che ha fatto da cornice al funerale di Coriano vale più di qualsiasi altra cosa. Marco Simoncelli era un giovane come tanti altri, morto facendo ciò che gli piaceva veramente. Nonostante i successi nelle competizioni sportive e l’indiscutibile talento ha sempre mantenuto i piedi per terra, è sempre rimasto legato alla sua terra, alla sua famiglia ed alle sue tradizioni. Cosa più importante, non ha mai smesso di dire ciò che pensava nella maniera più chiara e diretta possibile.

Non conoscevo personalmente Marco Simoncelli. Lo stesso discorso vale per la maggior parte delle persone che oggi sono addolorate per la sua scomparsa. Tuttavia, in un certo modo, si può dire che tutti quanti, nel giorno dell’ultimo saluto, hanno compreso pienamente la filosofia di “Super Sic”, come se lo avessero frequentato per una vita intera.

Anche adesso che la sua Honda con il numero 58 non è più sullo schieramento di partenza della MotoGP, il “Sic” continua a sfrecciare nei ricordi di tutti gli appassionati. Con la consapevolezza che nella vita, come nel motociclismo, può succedere di tutto. A volte si cade, senza riuscire a rialzarsi. Fa parte del gioco. E se capita di scivolare, proprio mentre stiamo facendo quello che abbiamo sempre amato, l’impatto magari può avere un sapore meno amaro.

La morte di Marco ha lasciato un piccolo grande vuoto in ognuno di noi, è indiscutibile. Eppure, quando la sua simpatica sagoma, con gli inconfondibili capelloni, appare sugli schermi delle nostre case in qualche immagine di repertorio, “Sic” riesce comunque a strapparci un sorriso. Sappiamo che non fa più parte di questo mondo, dovremmo essere tutti molto affranti, eppure Marco riesce lo stesso a renderci felici. Sta qui la sua incredibile forza.

Un personaggio come Simoncelli, nella sua genuina spontaneità, ha contribuito ad avvicinare parecchie persone al mondo del motociclismo, dimostrando che un campione non deve essere necessariamente un personaggio inarrivabile per le persone comuni. Questo la gente non può e non deve dimenticarlo.

Ciao Marco, anche se la maggior parte di noi non ha mai avuto la fortuna di conoscerti personalmente, resterai per sempre nel cuore di tutti gli italiani.

Alessio Lannutti

1 commento:

  1. commovente... anche se ti rispondo dopo un anno di distanza ti voglio fare i miei complimenti,articolo bellissimo!

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